Città

“Da tempo rifletto ed elaboro immagini di video da me eseguiti, usandole come una delle tante tecniche utili all’evoluzione del lavoro. Attingendo alla mia pittura dal video, e quindi dall’uso tecnologico del mezzo, sfruttandone a volte anche i suoi errori, come vedute sfocate, annebbiate, sgranate, deposito sulla tela i miei ricordi visivi ed emotivi, i coaguli, la frenesia, l’imputo convulsivo, la gestualità, le tumefazioni e deformazioni, i segni divergenti, l’espansione e la colatura del colore, la stratificazione in zone sempre più divergenti di pittura utile al conflitto nel suo stesso espandersi. Servendomi della stessa tela ne estraggo la sua spazialità, intervenendo su quella parte interna dell’immagine, come fosse la sua radiografia ed evidenziandone l’ossatura stessa. Questo processo composto di varie fasi di lavoro nasce dalla necessità di poter sviluppare da uno dei tanti luoghi il suo evolversi e la riproduzione in varie tecniche possibili di una stessa immagine. Quest’ultima vive di una sua anima, personale coscienza di essere unica nella sua variazione ritmica, segnica, formale, invasa da continui humus, aggressioni e fasi processuali sempre diverse. Lo stesso luogo rappresentato assume aspetti sempre diversi in un’evoluzione ciclica della propria vita, oserei dire della stessa umanità, dove si vanno ad aggiungere sempre dei tasselli, come se il tempo stesso, gli eventi, la storia, quello che lo investe e lo permea, il caos, l’atmosfera, la vita che transita ne stravolgano incessantemente l’aspetto.”

“For a long time I have been reflecting and elaborating images of videos performed by me, using them as one of the many techniques useful for the evolution of work. Drawing on my painting from video, and therefore from the technological use of the medium, sometimes even exploiting its errors, as blurry, foggy, grainy views, I deposit my visual and emotional memories on the canvas, the clots, the frenzy, the convulsive impute, the gestures, the swellings and deformations, the divergent signs, the expansion and the color dripping, the stratification in increasingly divergent areas of painting useful to the conflict in its own expansion. Using the same canvas I extract its spatiality, intervening on that inner part of the image, as if it were its radiography and highlighting the structure itself. This process composed of various work phases, it arises from the need to be able to develop from one of the many places its evolution and reproduction in various possible techniques of the same image. Image that lives from her own soul, a personal awareness of being unique in her rhythmic, sign, formal variation, invaded by continuous humus, aggressions and always different procedural stages. The same place represented always takes on different aspects in a cyclical evolution of one’s life, I would dare to say of the same humanity, where pieces are always added, as if time itself, events, history, the one that invests it and the it permeates, the chaos, the atmosphere, the life passing incessantly distort its aspect.”