Interventi ambientali / Environmental interventions

Il mito della Gurfa

Si racconta che Minosse sia arrivato in Sicilia per catturare Dedalo e che poi sia stato ucciso dal re e sepolto nell’oscurità di un santuario scavato all’interno delle grotte della Gurfa. Questo mito è rappresentato in uno dei cinque pannelli dell’opera site specific realizzata da Croce Taravella nel 2015 per Alia, la cittadina a un’ora da Palermo dove si trovano le grotte. Gli altri pannelli o “pareti autoportanti ventilate” raffigurano invece le quattro stagioni e si ispirano al complesso monumentale delle grotte della Gurfa: sei cavità nella roccia scavate intorno al 5000 avanti Cristo.

The myth of the Gurfa

It is said that Minos arrived in Sicily to capture Dedalus and was later killed by the king and buried in the darkness of a sanctuary excavated inside the Gurfa caves. This myth is represented in one of the five panels of the site specific work created by Croce Taravella in 2015 for Alia, the town one hour from Palermo where the caves are located. The other panels or “ventilated self-supporting walls” instead depict the four seasons and are inspired by the monumental complex of the Gurfa caves: six cavities in the rock excavated around 5000 BC.

Il Lago di Pietra

Nel 2000 l’amico Vito Guccione, titolare dell’azienda agricola Floresta nella campagna attorno a Mazzarino, nel nisseno, mette a disposizione di Croce Taravella l’area di 24 metri di diametro di una vasca per la raccolta dell’acqua in disuso. L’artista decide di intervenire raddoppiando il paesaggio, tramite la realizzazione di un enorme plastico a dimensione percorribile ove forme e rilievi corrispondono e si affiancano a quelli reali. Per far ciò, trasporta sul luogo grandi massi della zona, li compone con pietre più piccole, vi cola sopra il calcestruzzo sino a modellare tutto il profilo della veduta circolare. Infine, lo riveste di mille chili di colore che spruzza a strati. Il risultato non è solo un intervento ambientale, ma un’operazione che rende la pittura percorribile, con tutti le sfumature cromatiche del paesaggio siciliano, cangianti nel corso della giornata.

The Stone Lake

In 2000, his friend Vito Guccione, owner of the Floresta farm in the countryside around Mazzarino, in the province of Caltanissetta, made available to Croce Taravella the 24-metre diameter area of a tank for collecting disused water. The artist decides to intervene by doubling the landscape, through the creation of an enormous plastic model of viable size where shapes and reliefs correspond and are flanked by the real ones. To do this, it transports large boulders of the area to the site, composes them with smaller stones, pours the concrete over them and shapes the entire profile of the circular view. Finally, it covers it with a thousand kilos of color that sprays in layers. The result is not only an environmental intervention, but an operation that makes the painting viable, with all the shades of color of the Sicilian landscape, changing during the day.

Crollori Vucciria

Crollori Vucciria, risalente al 2000 ed eseguito con un compressore ad alta pressione spruzzante ottocento chili di vernice sui resti di un edificio crollato in Via dei Cassari e sulle macerie di Vicolo della Morte, non può configurarsi come un mero murale. Si tratta dell’attuazione di una sorta di teatro delle rovine, un luogo di abbandono adornato da vibranti tinte pastello. Un paesaggio contrassegnato da graffiti in forma di croce mentre un telo-sudario oscura le rovine a terra: “Mi sono ispirato alla peste del Seicento, – asserisce l’artista – con un’infinità di croci ho voluto cancellare l’edificio morto, così come si faceva con le case degli appestati. Ma è anche un tentativo disperato per urlare che queste macerie esistono, che sono la nostra storia”.

Crollori Vucciria

Crollori Vucciria, dating back to 2000 and executed with a high-pressure compressor spraying eight hundred kilos of paint on the remains of a building that collapsed in Via dei Cassari and on the ruins of Vicolo della Morte, cannot be considered a mural. This is the implementation of a sort of theater of ruins, a place of abandonment adorned with vibrant pastel shades. A landscape marked by graffiti in the form of a cross while a cloth-shroud obscures the ruins on the ground: “I was inspired by the plague of the seventeenth century, – the artist asserts – with an infinite number of crosses I wanted to erase the dead building, so as was done with the plague victims. But it is also a desperate attempt to shout that these ruins exist, that they are our history “.